Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano

Gli antichi poeti sembrano aver guardato alle movenze della libellula con una pazienza e una curiosità impensabili per questa indaffarata generazione. […] Nella fulminea velocità del suo volo – invisibile come il bagliore di un ago dai vivaci colori – hanno trovato una similitudine giusta per l’impermanenza.
Lafcadio Hearn, Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano (Exorma, 2017)

Un libro all’insegna dell’incontro fra mondi diversi. Mi sono avvicinato a questo libro incuriosito dalla biografia dell’autore: nato nel 1850 da madre greca e padre irlandese, passò un’infanzia difficile in Irlanda, per poi emigrare negli Stati Uniti dove si affermò come giornalista. Fu durante un viaggio per lavoro che scoprì il Giappone: Lafcadio Hearn si innamorò immediatamente di quel paese, studiandone a fondo la cultura e scrivendo sull’argomento diversi testi di successo. E’ così che il viaggiatore greco-irlandese trovò finalmente una patria d’elezione, tanto che si sposò con una giapponese, e si convertì al buddhismo.

Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano” è un’antologia degli scritti giapponesi di Hearn, in cui sono raccolti i passi dedicati al mondo degli insetti. Non è una trattazione entomologica in senso stretto. L’autore non analizza la fisiologia o l’etologia degli insetti, ma li fa vivere tramite la letteratura: dipingendoli tramite gli haiku che i poeti hanno dedicato a cicale o libellule; raccontando leggende di mosche e credenze buddhiste sulle zanzare; insegnandoci che il verso delle cicale ha mille sfumature, e che una cultura attenta può apprezzarli e distinguerli come si farebbe con gli strumenti di un’orchestra.

Leggendo i capitoli di Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano, si percepisce nettamente la preziosa complessità che solo il confronto fra realtà differenti può far nascere.
Il libro si colloca al confine culturale fra due mondi: si comprende come l’autore, pur nella fascinazione verso il mondo orientale, non abdichi le sue radici culturali, e anzi le usa come una prospettiva diversa per comprenderne ancora più a fondo la cultura.
Ma lo scritto nasce anche alla soglia fra due epoche: il periodo Meiji fu per il Giappone un momento di rinnovamento e spinta verso la modernità, non privo di aspetti traumatici; anche nelle pagine di Hearn si avverte come molte tradizioni fossero ancora vive, ma destinate ad estinguersi a breve. C’è forse già una certa nostalgia, quando l’autore racconta di usanze quali la caccia delle lucciole, o la compravendita ai mercati degli insetti canori, rinchiusi in piccole gabbie per allietare le feste e i giardini: tracce di un mondo vivente, destinate a scivolare nel passato.
Infine, le pagine di questo libro sono soprattutto un incontro fra natura e cultura. Un particolare risalto viene dato alla poesia, ed è straordinario vedere quanti versi abbiano saputo ispirare i piccoli insetti, che la nostra cultura invece spesso ignora, o addirittura disprezza.

L’unica regola riguardante gli haiku“, spiega Hearn, “è che il testo debba essere un’immagine in forma di parole, che rinnovi il ricordo di qualcosa di visto o udito e faccia appello a un esperienza dei sensi. Il lettore noterà che, in sostanza, sono delle immagini – piccole stampe a colori della maniera della scuola Ukioe. E in effetti, ciascuno di essi potrebbe essere trasformato in una figura, con poche pennellate, da un maestro giapponese:
«Una spiga di riso si è piegata
vi si è posata sopra
una libellula!
»”

Non si tratta tuttavia di immagini fini a sè stesse, pura impressione estetica. “In molte composizioni di questa classe“, sottolinea l’autore, “il proposito dell’artista è suggerire, indirettamente, aspetti diversi dell’emozione amorosa.

In questo senso, fra le tante poesie tradizionali riportate nel libro, quella che più mi ha colpito è al tempo stesso un’immagine semplice, eppure potrebbe essere intesa come una descrizione spirituale dell’umanità stessa:
Mentre catturava le lucciole, il bambino si è perduto!
Piange e piange,
ma continua ad acchiappare le lucciole.

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